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Periodico di tutti gli emarginati dalla società - Fondato da Rosanna Benzi


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Una proposta,
una provocazione sul tema della sessualità

Quello dei contatti con le persone dell'altro sesso è uno dei maggiori problemi per i portatori di handicap. E' giusto, quindi, che anche questo lato, considerato tabù per molti, venga preso seriamente in considerazione. Il sesso è necessario e di vitale importanza per il portatore di handicap (sesso non inteso solo come contatto fisico ma anche come dialogo puramente platonico con la persona di sesso opposto) perché lo aiuti in maniera psicologica e fisica scaricando dalle tensioni e dalle nevrosi che il suo stato comporta. Il portatore di handicap, così, non si sentirebbe più represso in una parte di sé, né si sentirebbe più emarginato per il suo stato "diverso". L'obiettivo a cui si vuole arrivare è quello di offrire la possibilità di praticare il sesso a quelle persone che, costrette a letto o su una sedia a rotelle oppure che hanno gravi problemi psicofisici, altrimenti avrebbero ben poche possibilità di farlo. Il ricorso alla prostituzione non è affatto soddisfacente e mortifica la persona che solo attraverso questo tipo di prestazione può sentirsi pienamente soddisfatto e simile agli altri. Invece è molto importante una vicinanza corporea anche solo platonica per dare un valido aiuto e contributo al portatore di handicap in modo da fargli superare il suo status. Inoltre è scientificamente provato che il sesso, comunque venga interpretato in situazioni difficili, quali possono essere quelle in cui si trova un portatore di handicap psichico, riesce ad eliminare ogni frustrazione ed ogni emarginazione.

Come si dovrebbe e chi dovrebbe svolgere queste prestazioni ? a) non devono essere professionisti (prostitute o prostituti) ma volontari che vengono da servizi sociali o solo e proprio volontari che abbiano però pratica di problemi di handicap; b) persone che sono attratte da piccolo o medio profitto economico, senza per questo essere considerate come persone che si prostituiscono; c) coloro che accettano questo tipo di incontri devono sostenere una serie di colloqui o di test con persone preparate e qualificate nel campo medico e psicologico. Questo per non creare situazioni paradossali e di imbarazzo sia al volontario che all'utente; d) gli incontri dovrebbero essere spontanei e non "costrittivi" o "costruiti". Sarà poi la persona che ha deciso di offrire questa sua particolare prestazione a decidere quanto tempo dovrà durare e se dovrà ancora rivedersi con il portatore di handicap; e) segretezza massima sui nominativi delle persone che accettano di incontrarsi con il portatore di handicap.

Si è cercato di prendere in esame questo particolare aspetto di contatti per far sì che il portatore di handicap non debba sempre e solo incontrarsi con persone che hanno il suo stesso problema, ma con persone "normali" onde evitare il ripetersi di quella emarginazione che vuole il portatore di handicap affiancato ad un altro portatore di handicap.

Giuseppe Pallaver

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