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Periodico di tutti gli emarginati dalla società - Fondato da Rosanna Benzi


Avanti, miei Prodi
Sei mesi di governo della sinistra

Per togliere di mezzo ogni equivoco, va subito detto che il governo Prodi è uno dei migliori che l'Italia repubblicana abbia avuto. Lo è per la qualità dei suoi componenti, sia politici che tecnici: basta pensare a Carlo Azeglio Ciampi. Lo è per quello che ha cominciato a fare: beninteso, sperando che vadano in porto le molte riforme messe in cantiere, come quella della pubblica amministrazione. Ma soprattutto lo è per quello che ha già fatto: come può illustrare anche un semplice elenco, aggiornato al 25 novembre 1996.

L'inflazione è calata dal 6 al 2,7 per cento, e il tasso di sconto si è ridotto di conseguenza; la nostra moneta, che aveva toccato la quota massima di 1.275 lire sul marco, è tornata a quota mille ed è stata riammessa nel Sistema Monetario Europeo; è stata varata una manovra finanziaria da ottantamila miliardi, suscettibile di avvicinare i nostri conti ai parametri di Maastricht e di convincere i mercati; è stata tenuta una posizione chiara, senza cadere in provocazioni, sia sul secessionismo padano sia sulla questione degli emigrati; si è portato avanti il discorso delle riforme istituzio- nali, varando la Commissione bicamerale.

Come ha scritto Eugenio Scalfari, se un altro governo avesse realizzato in sei mesi gli stessi risultati, gli avrebbero già fatto un monumento: invece, tutto si può dire tranne che il governo Prodi sia popolare. Da destra lo si attacca con una violenza che sarebbe inspiegabile, se non fosse dettata da crisi di astinenza da potere: per gente come Buttiglione, due anni senza una poltrona non sono uno scherzo. Ma è soprattutto a sinistra che l'esecutivo viene difeso in modo straordinariamente tiepido: quasi come se non si trattasse del primo governo italiano a non avere avversari da quel lato.

Così, mentre la destra lasciava il Parlamento e scendeva nelle piazze - dimostrando di fregarsene delle tasse, e di mirare soltanto al ribaltone - tutto ciò che riuscivano a fare i militanti e i simpatizzanti della sinistra era scrivere lettere ai giornali, dove si ammetteva che, sì, Prodi lavori, certo, con Berlusconi non c'è paragone, eppure manca sempre qualcosa: il segno del cambiamento, il colpo di reni, o forse l'arrivo di Babbo Natale, con le renne e tutto. Sulle ricorrenti disaffezioni dalla politica sono stati scritti molti libri: ma quanti bisognerebbe scriverne sui complessi della sinistra italiana?

E' come se la sinistra fosse talmente avvezza alla sconfitta da sentirsi in colpa per la vittoria; è come se, formatasi nel culto di gesti eroici, ma perdenti - come quello di Salvador Allende che imbraccia contro i golpisti la mitragliatrice regalatagli da Fidel Castro - la sinistra si vergognasse, dopo cinquant'anni, di essere arrivata al governo. Eppure, la vera sfida è proprio questa: non cambiare il mondo, ma far funzionare i servizi pubblici, far pagare le tasse a chi non le ha mai pagate, diminuire il debito dello stato, affrontare la disoccupazione. Se poi qualcuno voleva i miracoli, faceva meglio a votare Berlusconi.

Forse, più semplicemente, la sinistra non è capace di servirsi dei mass-media, come lascia pensare, del resto, la penosa vicenda della RAI. Più i giornalisti sono vicini al governo, per esempio, più si sentono in dovere di criticarlo, credendo così di dimostrare la loro indipendenza, e riuscendo solo a trasmettere il vecchio ritornello qualunquista: cambiano i suonatori, ma la musica rimane la stessa. A questo punto, basta che a Prodi tocchi di dover trovare i soldi per entrare in Europa e la frittata è fatta.

E' possibile che nessuno sia ancora riuscito a spiegare che andare in Europa è una scelta obbligata per non finire nel Terzo mondo? E' possibile che Prodi debba promettere le dimissioni in caso di fallimento dell'aggancio alla moneta unica, invece di limitarsi a ricordare, come ha fatto D'Alema, che se non entreremo subito entreremo sei mesi dopo? E' possibile che ogni tentativo di parlare di riforme istituzionali venga subito sospettato di inciucio, quando è chiaro che la sinistra, ha comunque interesse a trattare da posizioni di forza, non foss'altro per evitare l'ostruzionismo dell'opposizione?

Insomma, di fronte a questa disperante incapacità di comunicare, c'è solo la speranza che Prodi riesca ad andare avanti, e che i risultati parlino al suo posto.

Se poi il compagno Fidél, dopo la recente visita, volesse regalare una mitragliatrice anche a lui, il Professore sa cosa deve fare: toccare ferro, e rispedirla al mittente.

M.B.

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