L'autobus, è meglio
Una proposta per obbligare a costruire autobus più moderni ed accessibili
L'autobus è certamente il mezzo di trasporto pubblico più diffuso
nelle nostre città.
Grande rivale del trasporto privato, mezzo preferito da chi, per ecologismo
(tante auto inquinano), per comodità (il tragitto è breve),
per pigrizia (faccio prima), per economia (devo pagare il parcheggio)
continua a preferirlo alla propria auto.
Scelta che comporta spesso qualche sacrificio e disagio d'uso: l'attesa,
l'affollamento, sobbalzi e scossoni durante il tragitto...
Salire sull'autobus è uno dei massimi disagi. Disagi che aumentano
se il viaggiatore è bambino, anziano o su sedia a ruote (che da solo
non ci sale). Già perché, mentre una volta si diceva
"salire" in auto, come "salire" in carrozza (quelle
trainate dai cavalli), perché le auto avevano chassis e balestre,
e oggi si dice "entrare" in automobile, per l'autobus (come il
treno) si continua a dire "salire".
Non è solo una differenza di lessico. Infatti mentre l'automobile
ha percorso la strada che alle origini poco la differenziavano da un carro
con il motore applicato agli assi delle ruote, trasformandola in un moderno
mezzo di trasporto con ruote (più piccole), semiassi, sospensioni
indipendenti e idropneumatiche (che fanno alzare o abbassare il mezzo
rispetto al suolo), motore esterno e separato dall'abitacolo, sedili
confortevoli e accoglienti, etc., etc.... ben poca differenza strutturale
separa L'autobus da una ottocentesca diligenza con il motore.
l'autobus mantiene infatti tuttora le ruote grandi e il motore dentro
il vano passeggeri, ma soprattutto assi di trasmissione e differenziale
sotto il pianale di carico, che costituisce il pavimento dell'autobus.
Risultato: il pianale di carico si trova ad un'altezza variabile tra i
50 e i 103 cm. dal suolo!
Dislivello che si supera con gradini (necessariamente pochi) perfettamente
disagevoli.
Più che salire ci si arrampica!
Anche sullo spazio per i passeggeri ci sarebbe da dire. Stretti passaggi
tra gelidi appigli (il rivestimento plastico alzerebbe troppo il prezzo che
comunque è di alcune centinaia di milioni?), comodi per chi è alto
più di m. 1,70 (ma quante sono le donne alte come la Marini o la
Parietti?), sedili ugualmente gelidi e segnaletica inesistente (chi non
conosce la linea deve chiedere al vicino dove scendere) etc, etc.
Tralasciamo ogni considerazione circa la gestione del mezzo pubblico, che
ci porterebbe lontano dal nostro intento: cercare di capire le ragioni che
hanno portato il mezzo pubblico a non adeguarsi ai tempi di evoluzione che
hanno modificato e migliorato il mezzo privato.
La ragione è burocratica e semplice: nessuno ha mai imposto ai
costruttori di pensare per i passeggeri e non solo per le loro catene di
montaggio. Ovvero il Ministero dei Trasporti, al quale compete definire la
sagoma tipo e le caratteristiche del mezzo pubblico (autobus e treno), non
si è mai preoccupato dell'agevole accesso, del comfort e della
segnaletica informativa per i passeggeri.
Crediamo sia giunto il momento di cambiare. Pensiamo che sia possibile, e
non molto più costoso, chiedere di costruire mezzi pubblici progettati
per tutti coloro che li adoperano: passeggeri, autisti, meccanici, etc. etc., a partire dal concetto che si deve poter "entrare" e non salire o arrampicarsi sull'autobus (e nella carrozza ferroviaria), alla stregua di quanto avviene per le metropolitane.
Per fare ciò è necessario raccogliere in tutta Italia le firme per
una petizione popolare che obblighi il Ministero competente a promulgare
sagoma, dimensioni, caratteristiche degli autobus (e delle carrozze
ferroviarie) del 2000, non solo perché il mitico 2000 è alle
porte, ma perché ci sembra civile che entrare e viaggiare su un mezzo
pubblico con lo stesso comfort del mezzo privato, magari facendo serenamente
due chiacchiere con il vicino, anziché sbuffare, protestare e imprecare
contro il "governo ladro".
Nel corso del Convegno su "Universal Design", già citato in
altra parte di questo numero de gli altri, sarà possibile leggere e
firmare la petizione. Occorrono solo 500mila firme per obbligare il
Ministero a provvedere.
Maurizio Santini
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