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Periodico di tutti gli emarginati dalla società - Fondato da Rosanna Benzi


L'autobus, è meglio

Una proposta per obbligare a costruire autobus più moderni ed accessibili

L'autobus è certamente il mezzo di trasporto pubblico più diffuso nelle nostre città.
Grande rivale del trasporto privato, mezzo preferito da chi, per ecologismo (tante auto inquinano), per comodità (il tragitto è breve), per pigrizia (faccio prima), per economia (devo pagare il parcheggio) continua a preferirlo alla propria auto.
Scelta che comporta spesso qualche sacrificio e disagio d'uso: l'attesa, l'affollamento, sobbalzi e scossoni durante il tragitto...
Salire sull'autobus è uno dei massimi disagi. Disagi che aumentano se il viaggiatore è bambino, anziano o su sedia a ruote (che da solo non ci sale). Già perché, mentre una volta si diceva "salire" in auto, come "salire" in carrozza (quelle trainate dai cavalli), perché le auto avevano chassis e balestre, e oggi si dice "entrare" in automobile, per l'autobus (come il treno) si continua a dire "salire".
Non è solo una differenza di lessico. Infatti mentre l'automobile ha percorso la strada che alle origini poco la differenziavano da un carro con il motore applicato agli assi delle ruote, trasformandola in un moderno mezzo di trasporto con ruote (più piccole), semiassi, sospensioni indipendenti e idropneumatiche (che fanno alzare o abbassare il mezzo rispetto al suolo), motore esterno e separato dall'abitacolo, sedili confortevoli e accoglienti, etc., etc.... ben poca differenza strutturale separa L'autobus da una ottocentesca diligenza con il motore.
l'autobus mantiene infatti tuttora le ruote grandi e il motore dentro il vano passeggeri, ma soprattutto assi di trasmissione e differenziale sotto il pianale di carico, che costituisce il pavimento dell'autobus.
Risultato: il pianale di carico si trova ad un'altezza variabile tra i 50 e i 103 cm. dal suolo!
Dislivello che si supera con gradini (necessariamente pochi) perfettamente disagevoli.
Più che salire ci si arrampica!
Anche sullo spazio per i passeggeri ci sarebbe da dire. Stretti passaggi tra gelidi appigli (il rivestimento plastico alzerebbe troppo il prezzo che comunque è di alcune centinaia di milioni?), comodi per chi è alto più di m. 1,70 (ma quante sono le donne alte come la Marini o la Parietti?), sedili ugualmente gelidi e segnaletica inesistente (chi non conosce la linea deve chiedere al vicino dove scendere) etc, etc.
Tralasciamo ogni considerazione circa la gestione del mezzo pubblico, che ci porterebbe lontano dal nostro intento: cercare di capire le ragioni che hanno portato il mezzo pubblico a non adeguarsi ai tempi di evoluzione che hanno modificato e migliorato il mezzo privato.
La ragione è burocratica e semplice: nessuno ha mai imposto ai costruttori di pensare per i passeggeri e non solo per le loro catene di montaggio. Ovvero il Ministero dei Trasporti, al quale compete definire la sagoma tipo e le caratteristiche del mezzo pubblico (autobus e treno), non si è mai preoccupato dell'agevole accesso, del comfort e della segnaletica informativa per i passeggeri.
Crediamo sia giunto il momento di cambiare. Pensiamo che sia possibile, e non molto più costoso, chiedere di costruire mezzi pubblici progettati per tutti coloro che li adoperano: passeggeri, autisti, meccanici, etc. etc., a partire dal concetto che si deve poter "entrare" e non salire o arrampicarsi sull'autobus (e nella carrozza ferroviaria), alla stregua di quanto avviene per le metropolitane.
Per fare ciò è necessario raccogliere in tutta Italia le firme per una petizione popolare che obblighi il Ministero competente a promulgare sagoma, dimensioni, caratteristiche degli autobus (e delle carrozze ferroviarie) del 2000, non solo perché il mitico 2000 è alle porte, ma perché ci sembra civile che entrare e viaggiare su un mezzo pubblico con lo stesso comfort del mezzo privato, magari facendo serenamente due chiacchiere con il vicino, anziché sbuffare, protestare e imprecare contro il "governo ladro".
Nel corso del Convegno su "Universal Design", già citato in altra parte di questo numero de gli altri, sarà possibile leggere e firmare la petizione. Occorrono solo 500mila firme per obbligare il Ministero a provvedere.

Maurizio Santini

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