IL CIELO
Il cieloIl cielo vive
notte e giorno
è nero è azzurro
è profondo.
Certe volte è nuvoloso
oppure gioioso.
Di giorno c'è una
palla lucente
come un fuoco
ardente.
Di notte c'è una
palla sbiadita
come una neve
pulita.
Regina Vanin (12 anni)
DESTINAZIONE MOSTAR
Non c'è cometa su nel cielo di Mostar, ma nuvole tetre e piene di
rancore che si urtano, si agguantano, si avvinghiano sino a formare un unico
blocco, spaventoso, che si muove con velocità, puntando un bersaglio
preciso, quella casa, l'unica, intatta, fra tante rovine. Come una vendetta.
Un letto disfatto, un viso giovane, duro, avvezzo ad avere la meglio sul
dolore, a respingere con rabbia ogni emozione capace ad illuminare,
senza pudori , la sua segreta fragilità.Ma la natura, giusta o
indifferente che sia, prosegue il suo cammino e le
doglie, dalla giovane donna fino a quel momento ignorate, trascurate,
controllate, negate, si accumulano con forza su quel ventre greve e inizia
una lotta per la vita.
Le nuvole si sono fermate, indecise, in attesa.Grida di aiuto strozzate in
gola per resistere ancora, per non cedere. Poi, voci e rumori inaspettati
sconquassano le ultime forze, un pianto dirotto che sembra giungere da
lontano, per unire passato e futuro, trascina via come un fiume in piena
le macerie del presente.
Un medico straniero sorride alla donna, dolcemente, e la rassicura, il
bambino adagiato sul suo seno è come una carezza.Non c'è più
ragione di aspettare: le nuvole mantengono la promessa. Ma non è
vendetta la loro, solo malumore. Passerà. Povere cose nella stanza,
una mamma ninna il suo bambino, al medico e ai suoi assistenti pare di aver
partecipato al rinnovarsi di un sacro rito. Colpisce, fuori dal tempo e
dalle norme consuete, uno stupito senso del Natale:
Tonka
(Pensando al Natale, ricordando l'articolo del Prof. Henriquet "Un medico a Mostar")
FESTA DELLA DONNA
Al lavoro vado alle cinque e mezzo di mattino,
alle tre e mezza se non mi sveglio io ci pensa il bambino,
colazione in trance, il metrò strapieno
in fabbrica di rabbia faccio il pieno,
la sera la spesa che scocciatura:
mi strapperei tutta la capigliatura.
In casa poi un caos da prendere e scappare
vorrei tanto sapere chi mo lo fa fare.
Mio marito fa il possibile, questo è manifesto
porta a casa i soldi, studia, come posso fargli questo?
Dovrebbe sbattermi fuori di casa domani:
roba da mangiarsi le mani.
Karl Mickel (Dresda 1935)
da "Nuovi poeti tedeschi" Enaudi Ed.
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