gli altri

Periodico di tutti gli emarginati dalla società - Fondato da Rosanna Benzi


Una Storia Lunga una Vita!


a cura di : Cristina Gagino e Maria Raffaele

Donne nei secoli

Storie di donne che hanno attraversato il nostro secolo: si è colpiti dal tragico e dal grandioso delle loro esistenze. Travolte dalla guerra, dalla rivoluzione o dalla dittatura, ma anche spettatrici e attrici di un formidabile sconvolgimento tra i sessi.

Dimentica dei massacri e degli anni neri, la percezione positiva del XX secolo, opposto al secolo vittoriano, si modella attraverso una serie di immagini che porteranno alla "superdonna" degli anni Novanta, capace di destreggiarsi felicemente tra carriera, figli e amori. E' senz'altro il secolo in cui le donne occidentali, molto dopo gli uomini, accedono alla modernità. Ma la conquista della libertà femminile e del suo ruolo nella società sono ancora in fase embrionale. C'è ancora molto da lavorare affinchè la donna affermi il suo ruolo sociale e politico in maniera più capillare ed esaustiva. E' già massiccia la presenza delle donne nel volontariato e nell'associazionismo. Mentre a livello politico le presenze femminili sono veramente ridotte. Al Parlamento italiano le cifre parlano di 87 donne in meno rispetto alla scorsa legislatura!

A livello internazionale, il ruolo della donna, in alcune regioni geografiche, soffre ancora di un pesante condizionamento socio-culturale.

Secondo il Rapporto Unicef 1997, oltre sessanta milioni di donne sono "scomparse" a causa della discriminazione sessuale, soprattutto in Asia meridionale e occidentale, in Cina e in Nordafrica: sequestrate, uccise, sparite nel nulla. Oltre cinquemila donne vengono uccise in India ogni anno perchè la loro dote è ritenuta insufficiente. Una delle pratiche ancora diffuse è la mutilazione sessuale: oltre due milioni di donne ogni anno subiscono amputazioni dei genitali, anche se si trovano lontane dal paese di origine. Ma anche il mondo "sviluppato" è pieno di ombre: negli Stati Uniti, stupri e maltrattamenti sono in costante aumento da venti anni.

 

Madre Teresa e Lady Diana: due donne libere.

Lady Diana muore a Parigi nella notte del 30 agosto in un tragico incidente. Il cuore di Madre Teresa di Calcutta cessa di battere il giorno del funerale della principessa del Galles. Amiche nella vita, come lo ha ricordato lo stesso arcivescovo di Canterbury durante la celebrazione funebre, e vicine anche nell'appuntamento con la morte. Così diverse e così vicine nella loro volontà di essere comunque libere.

L'una poverissima, l'altra ricchissima; l'una piccola, rugosa e curva, l'altra giovane e bella; l'una di umilissime origini, l'altra di nobile famiglia inglese. L'una diventata, attraverso il condividere l'emarginazione più disperata, la suora più amata, l'altra la principessa del popolo. Entrambe "fuori linea" per biografia personale, donna della Chiesa Cattolica l'una, donna della Monarchia l'altra. Due donne del mondo di oggi e dei tempi di oggi che raccontano significati possibili dell'essere donna, fuori dalle traiettorie previste dagli schemi istituzionali.

 

Due parole per Lady Diana...

La mitizzazione e il dolore collettivo nascono non completamente dalla spettacolare morte, ma da qualcosa di piu' profondo. I tratti che hanno reso umana Diana sono stati proprio la sua sofferenza, la sua ingenuita', nonche' la sua vulnerabilita' mai nascosti. Diana ha rivelato che davanti alle difficolta' ha ceduto, ha ammesso la fragilita' e l'ha restituita come un valore. Ha cercato tenacemente il proprio posto, certo particolare e privilegiato, nel mondo. Nel fare questo, Diana ha messo in discussione le regole ferree che la circondavano e, ha finito per mostrare le crepe della logica e della rigidita', e ne ha provocato di nuove, regole piu' flessibili, piu' adatte ai tempi. Il suo stesso funerale ne e' la prova. ....milioni di persone, piu' e meno giovani, compreso i bambini lo hanno seguito piangendo addolorati e commossi.

La sua normalita', gli sbagli talvolta goffi, l'hanno catapultata tra la gente, tra le donne che hanno sperimentato i medesimi ostacoli e, per questo, parlando di Diana, vogliamo ricordarla soprattutto come una donna tra le donne.

Il ruolo delle donne e' stato molto diverso nella Storia dell'Inghilterra. Da Anna Bolena,......alla Regina Elisabetta, ...alla Principessa Diana. Diana ha tracciato una svolta nella monarchia molto forte, che sicuramente dara' inizio ora ad un profondo cambiamento.

Due parole di Madre Teresa...

Pare che sul muro della "Casa dei bambini"di Calcutta, prima fondazione di Madre Teresa in quella citta', fosse affisso un foglietto con su scritta una preghiera di Madre Teresa stessa. La vogliamo qui riportare poiche' ci sembra grande il messaggio che porta con se' e che Madre Teresa ha diffuso in tutto il mondo con le sue stesse azioni.

"L'uomo e' irragionevole, illogico, egocentrico.

Non importa, amalo.

Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici.

Non importa, fai il bene.

Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici.

Non importa realizzali.

Il bene che fai verra' domani dimenticato.

Non importa fai il bene.

L'onesta' e la sincerita' ti rendono vulnerabile.

Non importa, sii franco ed onesto.

Quello che per anni hai costruito puo' essere distrutto in un istante.

Non importa costruisci.

Se aiuti la gente se ne risentira'.

Non importa, aiutala.

Da' al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci.

Non importa, dai il meglio di te".

 

Marie Cardinal

Autrice di numerosi romanzi di successo in cui viene messa a fuoco la condizione femminile

"Sono una donna che sta vivendo, non sono già più quella che ha scritto i libri che hanno suscitato tutta questa pubblicità e questa posta. Non posso rispondere alle domande che mi fanno e non posso nemmeno dare i consigli che mi chiedono, perchè le stesse domande me le pongo io e anch'io cerco gli stessi consigli".

E' così che si presenta Marie Cardinal, scrittrice francese di grande successo nel suo libro "In altri termini" ("Autrement dit", 1977), ponendosi in immediato contatto con il lettore. Già dalle sue prime opere quali "Ascolta il mare" ("Ecoutez la mer", 1962), "La vendetta" ("La mule de corbillard", 1963), "La trappola" ("La souriciere", 1965), si avvertono in embrione quelli che saranno i temi dominanti i suoi scritti: Mediterraneo e psicoanalisi da Marie stessa definiti gli elementi più importanti della mia vita".

Il Mediterraneo, l'amore per esso è inscindibile dal conflitto culturale e dal disagio presente nell'autrice e derivato dalla sua condizione di figlia di coloni francesi trapiantati in Algeria. Ella stessa dirà: "I francesi d'Algeria sono una specie di popolazione, nè francese nè algerina, la cui storia non è durata abbastanza a lungo per farne un popolo, ma abbastanza a lungo per fare della loro ultima generazione degli irrecuperabili. Fuori di casa loro sono come vermi brulicanti nei frutti". C'è inoltre in Marie il rifiuto dell'atteggiamento colonialista che la Francia manteneva nei confronti dell'Algeria francese e dalla stessa definito "cancro del cervello". Dall'Algeria, terra sentita come necessaria per la scrittrice, terra da cui è stata forgiata, di cui conosce ogni ritmo, colore e odore, si dovrà allontanare per motivi politici. In "Ascolta il mare" è vissuto questo distacco; sarà l'amore del tedesco Karl a renderlo più lieve ed il suo ritorno in Germania a riacutizzarlo, aprendo una voragine carica di ricordi del passato.

Il terrore che attanaglia la giovane donna, sarà reso meno violento dall'ascolto del mare, dal ritrovamento dei ritmi della terra. Nel suo luogo di origine sentirà il fortissimo desiderio di tornare, ma la contempo avrà timore dei fantasmi del suo passato. Temerà di non essere in grado di provare per l'Algeria quell' "amore puro, senza avidità e senza rancore" che pure crede di portarle ma che potrebbe essere intaccato dal suo essere stata colona, figli di proprietari. Eppure Marie ama l'Algeria per ciò che è di per sè. Ama questa terra "dura da coltivare, rossa, secca, favorevole al timo, al pino marittimo, alla vigna calda". Di quest'amore profondo sarà pregna "La vendetta", storia di una donna sola per la quale la sua terra, le sue radici, rappresentano le uniche ragioni di vita e che vede minacciate. Quest'opera ci cala lentamente verso quella condizione esistenziale che segnerà indelebilmente la vita di Marie e che sarà all'insegna di un terrore sconosciuto e profondo. E' questo il tema della "Trappola" percepita come angoscia della vita e della morte, odio e paura del mondo esterno ed interno che porteranno Camille, protagonista del romanzo , al suicidio.

La Cardinal, ormai preda di questa terribile "paura della morte, ma anche della vita, perchè essa genera la morte", ritroverà lentamente e faticosamente se stessa attraverso sette lunghi anni di sedute psicanalitiche.

Ella stessa dirà: "Esisto da sette anni... Sono nata con la psicoanalisi". Dopo sei mesi d'analisi riprenderà a scrivere abbandonando il romanzo per calarsi anima e corpo nell'autobiografia, nella narrazione della sua vicenda interiore, intesa come confessione, riflessione intima e introspettiva, ritrovamento di se stessa. E' proprio in questo senso che si deve intendere il suo libro "Le parole per dirlo" ("Les mots pour le dire", 1975) e cioè come il recupero di se stessa. In quest'opera si porta in primo piano la parola che per l'appunto libererà Marie dalla sua nevrosi, farà nascere da lei un'altra donna. Ella dirà "Ho parlato e l'ho liberata... Sono nata da lei a poco a poco... Ma la mia ricchezza è proprio nell'essere stata quella donna e quello che sono ora... Ho scorticato tutte le leggi, che mi avevano asservito fino a ridurmi a uno straccio".

Dirà ancora: "La sottomissione e la rivolta... La prima era fatta di parole vuote, la seconda è fatta di parole piene, pronte a scoppiare", rifiutando così una volta per tutte la sua condizione di borghese e tutte le leggi e i codici comportamentali che ne conseguivano. "In altri termini", considerato non a torto il seguito di "Le parole per dirlo" e strutturato come dialogo tra le due scrittrici Cardinal e Leclerc, vedrà Marie rimettersi in discussione.

Le due donne parleranno di esperienze personali ed intime, di questioni sociali ma anche di lettteratura. Questo libro rappresenta, a detta dell'autrice stessa "Il cammino verso la conoscenza di due persone, un desiderio di incontrarsi, una comune volontà di essere integri, sia nella risata, nell'indecenza, che nella gravità delle parole che buttiamo allo sbaraglio senza sapere esattamente cosa contengano".

La Cardinal porrà ancora in prima linea la "parola" alla quale verrà imputato minor spessore rispetto alla scrittura, alla quale verrà però riconosciuto un valore più immediato, diretto, nell'ambito della comunicazione umana. Marie vorrà perciò precisare che "In altri termini" non è un libro bensì un insieme di "pagine parlate". Dirà inoltre "La parola è un fluido, un passaggio, una corrente. Le parole dette... non hanno alcun valore esemplare, nessuna stabilità. E' in questo modo che sono riuscita a trovare un accordo fra loro e il mio desiderio di comunicare".

C'è in Marie e Annie Leclerc un desiderio di recupero della parola intesa come espressione propriamente femminile, "ripulita" cioè dei tradizionali significati che gli uomini hanno voluto imputarle e perciò meno "piena": sono entrambe concordi nell'affermare che "il linguaggio si femminizzerà, si aprirà, si abbellirà, si arricchirà con l'apporto delle donne".

Il linguaggio della Cardinal sembra già, del resto, adempiere a questa funzione d'arricchimento: la sua prosa è carica di allusioni ad odori, colori, sensazioni che si fondono in un'unica parola, si esplicano vicendevolmente, quasi che la parola stessa si tramutasse in sensazione, vibrazione e viceversa. A detta di Marie lo scrivere è un insieme di "Fluidi, correnti, emanazioni, onde nella fibra della frase... La parola è un atto, i vocaboli sono gli oggetti. Invisibili, impalpabili, vagano vaganti nel treno della frase". E' proprio con questo linguaggio vibrante che descrive l'amata Algeria; "Si levano i colori, gli odori, le forme; trasformano il paesaggio a tale velocità che sembra di veder muovere e vibrare la terra. La vita!... Ritmi delle stagioni, ritmi delle canzoni, ritmi delle parole".

Nel paese natale tornerà e racconterà il viaggio nel suo libro "Nel paese delle mie radici" ("Au pays de mes racines", 1980 ), cronaca appassionata di un rientro. Confesserà "Per me vivere altrove, lontano da quei luoghi è diventato sinonimo di arrancare per guadagnarsi la vita. Là vivere era vivere; significava abbandonarsi ai ritmi consueti dell'uomo senza soffrirne, dolersene e gioirne, ma accettandoli per quel che sono".

Algeri rappresenterà non solo il passato ma anche il presente. Sarà infatti soprattutto quest'ultimo - e ciò contro ogni sua aspettativa - ad attrarla. Sua compagna di viaggio sarà la figlia Bènèdicte Ronfard che scriverà in appendice al libro un testo dal titolo "Nel paese di Moussia" il quale più che analizzare l'Algeria, si soffermerà soprattutto sulla madre e sul suo rapporto con la stessa. Marie Cardinal ha già a sua volta analizzato attentamente il rapporto madre-figli nella sua opera "La chiave nella porta" ("Le clè sur la porte", 1972) che ha voluto rappresentare un momento di apertura nei confronti dei giovani e al contempo di rottura rispetto agli schemi borghesi. Ha inoltre alle spalle una spregiudicata indagine della vita di coppia ("Una vita per due", "Une vie pour deux", 1978). Con le sue ultime opere: "D'ora in poi" ("Le passé empiété", 1983), "Sconvolgimenti" ("Les grandes désordres", 1987), "Come se niente fosse" ("Come si de rien n'etait", 1990), "I giovedì di Charles e Lula" ("Les Jeudis de Charles et de Lula", 1993) la Cardinal riprende la finzione del romanzo che resta pur sempre autobiografico. Ella scriverà infatti: "Come se tutti i romanzi non fossero autobiografici! Come se bastasse nascondersi dietro la terza persona... Non è altrettanto rivelatore, altrettanto vicino alla confessione dell'intimità, anche autobiografica senz'altro, dello scrivere in prima persona?" e ancora "Ho bisogno di essere la donna di ognuno dei miei libri".

Sarà così la donna che, inizialmente oppressa dai sensi di colpa frutti di una tradizione che la vuole subordinata a ruoli prestabiliti, troverà comunque la forza di accettarsi per ciò che realmente è ("D'ora in poi"); sarà Elsa Labbè ("Sconvolgimenti") che rinascerà ritemprata e migliorata da una sconfitta; si identificherà nella moltitudine di donne che popolano il suo libro "Come se niente fosse". Anche nella sua ultima opera "I giovedì di Charles e Lula" l'autrice vive il ritratto di donna coraggiosa, che lottando contro i valori borghesi e una società per certi versi ancora maschilista, saprà affermare se stessa e i propri ideali .

Cristina Gagino

Maria Raffaele

 

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